Il Mombracco

LA CERTOSA

DEL MOMBRACCO (XIII secolo)

detta più recentemente CONVENTO DELLA TRAPPA.

Il Convento della Trappa (XIII secolo), è situato in una posizione strategica sulla sommità del Mombracco (CN), punto di belvedere sulla pianura e sul gruppo del Monviso. Nonostante le alterazioni subite nel corso dei secoli il complesso manifesta ancora oggi l’autenticità delle linee originarie e mostra ancora l'originale struttura architettonica certosina,  riconoscibile sia nella chiesa di Santa Maria che nella regolare suddivisione geometrica per celle del lungo caseggiato occidentale che si affaccia sull'ampia corte interna. Qui si è in presenza di un caso particolarmente interessante, dove i modelli colti dell'architettura religiosa medievale si sono intrecciati con le consuetudini costruttive locali.

Il valore dell'insediamento, oltre che della fortunata posizione geografica, è testimoniato dall'articolazione e dalle sequenze degli spazi aperti (la corte, i portici, i patii e i cortili interni, il chiostro) i quali conferiscono a questa struttura, una particolare qualità architettonica. Inoltre sono presenti un campanile ed un forno, entrambi ancora funzionanti, grazie all’impegno degli abitanti della borgata. Leggi di più...

LE INCISIONI RUPESTRI DELLA ROCA D'LA CASNA.

Le vallate del versante italiano delle alpi Marittime e Cozie sono disseminate di incisioni rupestri che testimoniano la presenza di insediamenti umani fin dal neolitico; esse sono anche visibili lungo gran parte del percorso intorno al Monte Bracco a breve distanza dai sentieri escursionistici. Questi luoghi sono rispettati da millenni, ed hanno mantenuto un’aura di sacralità anche per le popolazioni successive, ed alcuni sono stati poi “cristianizzati”. In particolare il Monte Bracco ha una testimonianza di questo fenomeno, presso la frazione Ruà è ancora in parte visibile una grande ruota solare, di un metro di diametro, incisa sulla pietra sulla quale è stato eretto da secoli, e recentemente ristrutturato (1960) un pilone evocativo a testimoniare la venerabilità del luogo.

BALMA BOVES

A quota 652 metri, sul Mombracco, in Valle Po, si trova un  caratteristico insediamento ricavato nell’anfratto di una grande roccia, abitato fino agli anni Sessanta del Novecento. E’ Balma Boves, piccolo villaggio adagiato sotto un enorme tetto di roccia, un microcosmo agricolo autonomo perfettamente funzionante, perfettamente conservato: ricovero per il bestiame, deposito degli attrezzi agricoli, forno per la cottura del pane, lavatoio... L’accesso  avviene in un ambiente caratterizzato da castagni secolari che come vecchi signori osservano silenziosi le mulattiere selciate delimitate da uno steccato di lastre di pietra infisse nel terreno. Balma Boves appare come d’incanto con la sua mulattiera in parte nascosta dietro la

cascata, con i tetti piani caratteristici delle sue costruzioni, stalle o tinaie, essiccatoi o abitazioni, con le sue aie a gradoni disposte secondo regole precise sotto l’enorme sbalzo di roccia. Nel 2002 la borgata è stata acquisita dal Comune di Sanfront e sono stati disposti gli interventi di restauro e messa in sicurezza del luogo. Dal 2005 Balma Boves è aperta al pubblico. Accompagnati dal personale dell’Associazione Culturale Marcovaldo è possibile scoprire questo straordinario ecomuseo sulla vita contadina, unico nel suo genere perché non solo permette di visitare il complesso architettonico ma anche di conoscere la vita quotidiana degli abitanti attraverso la complessa e razionale articolazione urbanistica e la ricostruzione degli ambienti. www.balmaboves.it

La CERTOSA DEL MOMBRACCO (XIII secolo), ebbe una storia complessa e travagliata, si pensi che attualmente il confine tra i comuni di Barge e di Envie passa ancora tra gli edifici della Certosa, dividendo in due il complesso che appartiene in parte ad entrambi.
 

Su terre donate dai signori di Barge tra il 1253-1257, vennero edificate dal prete Taurino, cappellano del Vescovo torinese, almeno tre chiese; la prima dedicata a San Salvatore (ora ridotta a pochi resti in mezzo alla boscaglia), la seconda alla Santa Croce (attualmente scomparsa) e l’ultima alla Beata Vergine (probabilmente l’attuale Madonna della Rocca). Taurini ebbe la possibilità di scegliere a quale ordine lasciarle e scelse con tutta probabilità l’abbazia di Chateauroux presso Embrun. Comunque non ebbero futuro e vennero presto abbandonate. Tra il 1257 e il 1274 

 

Sinibaldo Fieschi di Bagnaria (la cui effigie è riprodotta nel medaglione dipinto situato sulla chiesa di Santa Maria), forse perchè la chiesa di San Salvatore era già in rovina, fondò un’altra chiesa sul Monte Bracco, dedicata alla Madonna e la donò alle monache certosine di Belmonte, ponendo fine alla dipendenza dai benedettini.


Nel 1277 vi fu una contesa fra le monache di Belmonte e l’abbazia cistercense di Staffarda per il possesso delle chiese. Nel 1282 i signori di Barge fecero una consistente donazione nelle mani di Pietro Torre, sacerdote rettore delle chiese di San Salvatore e di Santa Maria per l’Ordine Certosino. In tale occasione, alle monache di Belmonte subentrò il Capitolo Generale Certosino, ma nel 1303 la certosa passò sotto il controllo di quella femminile di Buonluogo, presso Bricherasio. Le due chiese furono sottoposte, nello stesso mese, prima all’abbazia di Staffarda e poi a quella di Casanova (Carmagnola), anch’essa cistercense. Nel 1304 una sentenza arbitrale sottopose le due chiese di San Salvatore e Santa Maria alla giurisdizione spirituale e temporale di Staffarda.

Nel 1320 le chiese vennero definitivamente affidate a soli monaci, due al massimo, del medesimo ordine, comunque un documento del 1363 riporta che il numero complessivo era salito a cinque unità. Nel corso del XIV secolo vari membri della casata di Saluzzo vi si ritirarono, vi vennero sepolti e lasciarono beni alla certosa. Tra il 1378 ed il 1417 il Convento aderì al partito dell’antipapa di Avignone. Nel 1416 il marchese Tommaso III di Saluzzo dispose che sul Mombracco vi fossero tre chiese (San Salvatore, Santa Croce, Santa Maria).


Ancora controversie nel 1507, quando i canonici della Pieve di Santa Maria di Saluzzo reclamano il pagamento delle decime dovute al capitolo, che i monaci si rifiutano di versare. La peste del 1630 provocò l’abbandono del convento che, nel 1642, fu incorporato dalla Certosa di Collegno. Nel 1794 re Vittorio Amedeo III fece acquistare alcuni fabbricati dalla Certosa di Collegno per donarli ai Trappisti e nel 1794 un piccolo gruppo di frati Trappisti francesi, sfuggiti alla Rivoluzione, giunse a Monte Bracco, da qui il nome ”trappa”.


Nel 1801 Napoleone soppresse il monastero e, l’anno successivo, gli ultimi 5 frati trappisti rimasti furono costretti ad abbandonare il Monte Bracco. Il complesso venne ceduto a privati ed adattato ad abitazioni contadine. Nel 1511 Leonardo da Vinci scrisse del Monte Bracco, citando le sue cave di quarzite.